L'emozione del viaggio

CONCORSO SCRITTORI IN ERBA

Amuchina Culturale

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Eccomi: sono pronto, con la digitale a immortalare le immagini migliori e con diario e penna a catturare le impressioni e le emozioni che senz’altro incontrerò strada facendo: attraversando, in questo viaggio che inizia, un Paese fascinoso come può essere l’India. Ecco difatti già la prima scena: un venditore ambulante si avvicina e affonda un’enorme mano nel riso, dentro a una cesta di vimini guarnita di verdi peperoncini e rossi pomodori lucidi e fragranti lune di cipolla e poi mi serve il tutto incartocciato nella pagina tre dell’Hindustan Times.

Poi arriva un vecchio scalzo: turbante, barba bianca, pelle cotta e raggrinzita, una coperta per abito, allunga una mano ossuta e io gli allungo due rupie.

Segue una nera capra vestita, immobile fa da graffito sopra un gath.

Poi una mucca, che incurante della folla attraversa la stazione ferroviaria, infila indisturbata il metal detector e quindi si incammina pacifica verso il centro della città.

Ecco uno sciame di tuc-tuc dai tettucci gialli; evidentemente imbizzarriti aprono ronzando a tutto gas, inchiodando, schincando, infilando ogni pertugio, quasi pungendo gli altri veicoli che ingolfano ogni millimetro di strada.

Un soffio e poi, dall’alto, piombano giù in un vortice le divinità, Brahma, Vishnu, Shiva e tutti gli altri, che prendono a rincorrersi sulle pareti dei grandi templi o tra gli altari imbastiti dentro un tronco d’albero, sopra una mensola o sul cruscotto di un taxí.

Poi i colori splendidi dei sari e le volute dei veli mi circondano, sono sedotto dai bracciali tintinnanti e i monili luccicanti mi conquistano. Che spettacolo è la gente!

Alla fine trasecolo, barcollo, confuso nel fumo che sale dalle pire funerarie e dagli incensi, dai rivoli d’acqua torbida, dall’umidità dei campi.

Mille istantanee si susseguono senza un nesso, senza fermarsi, una dietro l’altra. Tutto questo spettacolo, questo turbine di immagini e sensazioni che mi ha sconvolto i sensi, è durato appena una manciata di secondi.

Stop.

Mi arrendo. È tutto troppo.

Non puoi restare spettatore, non ci puoi fare niente: inevitabilmente scivoli dentro, catturato dalla realtà, i sensi attirati in un vortice, travolto dal fascino irresistibile di quest’India. Basta un attimo, non te ne rendi quasi conto.

Puoi passare tutta l’amuchina che vuoi, usare tutte le precauzioni del caso, ma non c’è niente che ti possa salvare: l’India, alla fine, ti contamina.

Spengo la macchina. Straccio le pagine.

Mi fermo accoccolato.

E immobile, semplicemente, sono lì.