L'emozione del viaggio

CONCORSO SCRITTORI IN ERBA

ANDATA E RITORNO

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04/06/2010 Promemoria:

-         portare cd-rom in tipografia;

-         andare dal medico

-         fare la spesa

07/06/2010 Cose da fare:

-         spedire auguri di compleanno Lucy

-         portare macchina dal meccanico

-         prendere appuntamento per ecografia

25/06/2010 Ricordarsi di:

-         accompagnare Lucy alla partita

-         ritirare referti

-         pagare bolletta.

04/07/2010

Mentre fisso il vuoto davanti a me, sento le risate dei bambini del condominio al di là del muro che sguazzano in piscina. Il sole caldo mi brucia la pelle ma ho lasciato la lozione solare sopra la mensola del bagno e non ho voglia di alzarmi per andare a prenderla. In tutta questa confusione riesco stranamente a fare silenzio dentro di me e a familiarizzare con il terremoto che ha appena scombussolato la mia vita. Scrivo per fare ordine nei pensieri ma non è facile: ho un cancro. Ecco, l’ho scritto. Non è che vederlo nero su bianco me lo renda più facile da accettare. Solo che in qualche modo vorrei riuscire a capire cosa fa più male: se l’incertezza di non sapere come andrà a finire o la rabbia per tutto quello che non ho ancora avuto tempo di fare.

26/07/2010

h. 08:30 Il viaggio verso l’ospedale è stato silenzioso. Mamma non ha neanche acceso la radio come fa di solito, credo che avrebbe solo aumentato la confusione che ha in testa. So che è preoccupata per me, forse più di quanto lo sia io e si sente impotente, perché non c’è nulla che lei possa fare per aiutarmi, per salvarmi da questa cosa che mi aggredisce e che vorrebbe farmi male. Papà ha accompagnato mia sorella Lucy al campo scout: erano mesi che sognava la sua prima vacanza in solitaria e non me la sentivo proprio di rovinarle questa gioia. Non ho voluto dirle niente, così potrà godersi la sua settimana in Cadore. Tanto al ritorno, se le notizie sono cattive, avrà modo di rattristarsi e di preoccuparsi a sufficienza. In questi giorni di attesa ho passato in rassegna i miei vent’anni, la scuola, le esperienze, ma soprattutto le persone che ho incontrato durante questo mio breve viaggio nella vita. Mi sono sorti rimorsi posticci per gli scontri avuti con qualcuno, parole pesanti volate in aria e mai ritirate che hanno interrotto rapporti ai quali non ho più pensato, ma che adesso mi ritornano dai recessi della memoria, come se fossero perdite che oggi contano. Ma la memoria ha anche riportato in vita le immagini di incontri fugaci, di persone che hanno incrociato la mia esistenza per brevi momenti, ma che hanno lasciato dentro di me una ricchezza che prima non avevo. Non ho rimpianti: so che in questi anni ho vissuto intensamente, ma non posso fare a meno di pensare che ho ancora tanto da dare.

h. 20:00 Sono già all’uscita dell’ospedale, diretta verso casa. L’intervento per togliere il mio malefico neo “mutato” in qualcos’altro è durato mezz’ora, poi il tempo necessario per controllare il decorso post-operatorio e la dimissione. Quando sono arrivata in camera c’era già anche papà, che mi osservava per vedere come stavo: il suo sguardo indagatore voleva scrutare la mia salute psicologica e capire come stavo reagendo. Sono spaventata, impaurita e ansiosa di ricevere un verdetto che cambierà la mia vita. Passeranno alcuni giorni, poi l’esame istologico dirà la sua e io saprò quali sono le mie prospettive. Intanto mamma è andata a parlare con i medici per sapere come oliare gli ingranaggi affinché questa attesa sia più breve possibile: a quanto pare lei sembra conoscere sempre la strada giusta per ottenere ciò che vuole. Sono stanca e non vedo l’ora di arrivare a casa, stendermi sul letto e addormentarmi finché questo incubo sarà finito.

08/08/2010

Domani andremo a ritirare il referto della mia biopsia. Sono quasi due settimane che mi sforzo di mangiare, di dormire, di leggere… e di non pensarci, ma il pensiero che potrei morire si affaccia costantemente alla porta della mia mente. Per fortuna sono già iniziate le vacanze estive ed io non devo confrontarmi con nessuno se non con la mia famiglia che mi gira intorno in punta di piedi, evitando di turbarmi in qualsiasi modo. In questi giorni mi sono goduta la mamma, che ha approfittato di ogni momento libero per coccolarmi e per fare qualcosa con me. Abbiamo dipinto la parete dello studio: erano anni che volevamo farlo e ora che lei è in pensione e lo studio sarà aperto a tutti voleva decorarlo in maniera più vivace. Abbiamo fatto una specie di murales, dipingendolo insieme, sporcandoci e ridendo come matte. Mio padre mi sta stupendo davvero: ha iniziato a lavorare in pausa pranzo per poter rientrare presto e stare seduto in giardino con me a chiacchierare del più e del meno, a volte guarda cosa sto leggendo e mi chiede di raccontargli la trama del libro. Così, appollaiata sulla sedia in maniera scomposta, come da mia abitudine, io narro la vicenda con lo spirito che userei per convincerlo a leggere il libro, anche se so che non lo farà mai. Ma il suo sguardo non si distoglie dal mio viso, sorride e mi ascolta ed è come se i nostri cuori battessero all’unisono. Solo Lucy sembra un po’ gelosa delle eccessive attenzioni che ricevo, abituata com’era ad essere la piccola di famiglia, e infastidita soprattutto perché non ne conosce il motivo. Domani glielo dirò, oggi non ancora. Resto in silenzio, ascolto i grilli in giardino, chiudo gli occhi e spero che domani vada tutto bene.

09/08/2010

Come splende il sole questo pomeriggio! Che bello sentire il calore sulla pelle, sentire la vita muoversi intorno a me e sapere che ne farò ancora parte. Il mio referto era negativo, l’intervento risolutivo e posso ricominciare a respirare a pieni polmoni. Questo viaggio andata e ritorno lungo il tunnel verso l’ade mi ha scombussolato nel profondo ed è come se adesso tornassi a vivere, ma più intensamente di prima. Anche i gesti quotidiani assumono ora un significato più profondo. Abbracciare i miei cari è dirgli ogni volta “ti voglio bene, grazie perché ci sei”. Incontrare le persone che conosco mi fa gioire perché fanno parte della mia vita, mi accolgono come io le accolgo e mi arricchiscono. Stare tra la gente mi fa venir voglia di sorridere e di gridare “grazie” con lo sguardo rivolto al cielo. Il paradiso mi può aspettare, ancora un po’.