Il diario di viaggio di 16 anni fa
Pubblicato da barbex
Ricordare il primo viaggio con mio figlio mi riempie sempre di gioia ,i genitori passano sempre poco tempo con i loro figli.
Aveva 14 anni circa ,quindi 16 anni fa decidevamo di andare a Dachau in Baviera per renderci conto di che cosa fossero stati i campi di concentramento e di come fossero sopravissuti alcuni prigionieri.
La Fiat Panda 4×4 era pronta carica di tutto punto e la tenda spuntava dal lunotto posteriore .
Il percorso lo avevo controllato minuziosamente ,saremo stati a Monaco di Baviera in giornata . Ricordo che appena entrati in Germania cercavo di fare gas ed era ½ giorno in punto ,accostato alla pompa del distributore ,chiedevo gentilmente al benzinaio di provvedere al rifornimento . Al campanile non erano ancora battute le 12 che un secco “ nein” presagiva che non avrei fatto rifornimento, “tornare alle 15” e se ne andò velocemente. Avevo sentito parlare della puntualità tedesca ma questo mi sembrava troppo.
Presa l’’ “autoban “ per Monaco di baviera , mi guardavo attorno ,gli automobilisti erano molto disciplinati ,non c’era la “polizei”
Per strada un’auto con targa italiana ,la targa era VI, un urlo di gioia ,ed un salutare con le mani fino a quando questi avendo l’auto più veloce scomparivano all’orizzonte. Una canzoncina dei Beatles ci teneva compagnia ci stavamo divertendo.
Ad una stazione di rifornimento oltre a far benzina e gas chiedevo una carta di topografica della città :
“12 DM bitte” mi diceva un ragazzotto robusto dal viso squadrato e dai capelli biondi ,”fai 10 DM” gli rispondevo ma questo si “incazzava come una iena “ “,OK,Ok ho capito niente sconti“.
Il titolare del distributore se la rideva divertito.
Pagati i 12 DM ,mi insegnava la strada per arrivare ad un campeggio dentro la città .
Non senza difficoltà il mio navigatore mi fece arrivare a destinazione .
Per strada già nel parco della città due somozzatori emergevano da un fiumiciattolo , lei incurante delle auto si levava la muta rimanendo in slip ,due bei seni al vento erano quello che ci voleva per tirami su di morale ,“la Germania è bella”.
Il campeggio era pieno di tende ,le voci erano inglesi ,tedeschi ,olandesi ,ed italiani .
Ricordo che uno di questi mi chiedeva un’informazione e mi raccontava che in quattro erano partiti da Brescia i 15 giorni prima in bicicletta per arrivare fin lì “ ho il culo che mi fa male ,mai più,mai più “,borbottava allontanandosi.
Dovevo telefonare a casa ,15 marchi sarebbero bastati .
“Ciao Anna siamo arrivati ,qui è abbastanza freddo ,il viaggio è stato tranquillo…………” non riuscii a dire altro quel mostro con la cornetta in qualche secondo mi aveva mangiato ,con un rumore di ferraglia ,tutte le monete .
Il mattino seguente dopo una notte passata sul materassino dentro la tenda ero a pezzi ,uscito al sole constatavo che l’erba e la tenda erano bagnate come se avesse piovuto , c’era una “bella umidità” .
Chiedevo in un inglese strampalato ,la strada per Dachau ad un signore che stava raccogliendo dei pomodori in giardino . “Italiani ?” ,“Ja!” e mi parlava di Venezia ,di Roma poi infine mi indicò il KK,il “konzentrazion kamp” . la stranezza è che in Germania tutti conoscevano qualcosa di italiano ,mentre io italiano …….. .
Arrivati su un piazzale di parcheggio davo 1 marco di mancia al parcheggiatore e questi fu gentilissimo.
L’entrata del campo era per un cancello dove c’erano scritte le parole “arbeit mach frei”, “ “il lavoro rende liberi”. Non la raccontavano così i prigionieri che vi morirono dentro.
Un Viale con dei percorsi obbligati,fatti di filo spinato ed elettrificati portava alle “baraken” .
Fra tante una era stata conservata , mi sembra portasse il numero 33.
Era una baracca museo della memoria ,dentro i letti a castello ,i bagni con 10 “cessi” a vista,i detenuti avevano solo 5 minuti per fare i propri bisogni .Mi immaginavo queste persone con i pantaloni abassati con il sedere sul water . Provavo un senso di ripudio ,mai mi sarei aspettato una cosa del genere,ma di li a poco avrei anche vomitato.
Nella “ baraken” c’era una teca con le divise dei detenuti . Alcuni triangoli cuciti su di esse distinguevano la nazionalità e la religione. Una tabella con i disegni dei triangoli era esposta ,nel komando .Fui colpito dai triangoli viola ,quello dei Testimoni di Geova .Alcune fotografie del campo mostravano la brutalità delle guardie ,alcuni prigionieri erano attaccati con le mani dietro ad un albero e bastonati, altri venivano fustigati ,altri ancora fucilati .Una in particolare mostrava la “bravata “ di un ufficiale che con la sua Luger aveva ucciso un detenuto ,la fotografia lo ritraeva con alcuni ufficiali ed una freccia fatta con la penna ne indicava il “bravo” .
Due costruzioni al di fuori del campo attiravano la mia attenzione ,erano i forni crematori.
Una barella in metallo inseriva il cadavere nel forno ,poi se ne ritraevano le ossa carbonizzate .
Sui travi del forno alcuni anelli indicavano dove i detenuti fossero stati impiccati ,mentre vedevano i forni funzionare per i loro compagni che li avevano preceduto.
Su un documento che gentilmente mi ha tradotto una signora italiana che ben conosceva la lingua dei Germani ,c’era scritto che le persone venivano appese per il collo fino alla morte ,ma alcune erano ancora vive quando venivano bruciate .
Il peggio l’ ho trovato nelle camere a gas . La gente veniva denudata e quindi entrava nelle camere di “disinfestazionen” immediatamente la porta si richiudeva sui disgraziati ed il gas ,un diserbante ,il” Ziclon b” , soffocava tutti, una piramide di uomini,donne e bambini ,si presentava agli aguzzini .Alcune volte dei bambini non morivano subito ,quindi venivano gasati una seconda volta ,questo comunque si riferiva ad altri campi di concentramento ,infatti dai documenti sembra che le camere a gas di Dachau fossero state provate solo sui cani. Tuttavia se ben ricordo le cifre parlavano di 320.000 detenuti morti in questo campo , per tifo ,per fame ,per sevizie. E’ una cifra immensa ,inconcepibile ,come inconcepibile è la morte voluta di un essere umano ,e stavo male ,molto male al vedere le fotografie e a sentire le traduzioni delle lettere in tedesco .
Sembrava volessero fare del campo un “ritrovo per giovani “ con feste tipo October Fest , negando l’ Olocausto .
Non sapevo e non so cosa pensare ora .
Credo di aver pregato molto in quel tempo quel Dio che non si è manifestato per aiutare gli Ebrei ,che ha permesso la Shoà ,che non ha voluto fermare lo sterminio di milioni di persone .
Chi sei ? chiedevo con fervore ,che ti hanno fatto ? perché non prendi le difese del più debole? ma non ho avuto risposta ,forse Dio non esiste o forse esiste ma se ne frega di noi .
Perché siamo venuti al mondo ? solo per soffrire? E Dio che è la personificazione dell’ amore dove è ?
Un massacro di 100.000.000 di persone questa è stata la seconda guerra mondiale ,per gli interessi di pochi in nome di una razza Ariana superiore si è immolato tutto il genere umano .
Mi rendo conto che non troverò alcuna risposta ,forse diventerò ateo ma se Dio esiste perché non si è mostrato?
Troppe cose non capivo all’ epoca e di più non ne capisco oggi che ho 16 anni in più .
L’ uscita dal campo non me la ricordo ,solo ho sempre davanti una fotografia di vecchi donne e bambini che vanno alla morte .
Il mattino seguente ,o forse il giorno stesso me ne sono andato da quel luogo di orrore e mi portavo in Austria poi di li a Trieste in Italia.
Per un pelo non entravo in Iugoslavia e con una “manovra assassina” ritornavo verso la Patria e mi fermavo a Gorizia,deciso di vedere il museo della 1 Guerra Mondiale , ma dimenticavo che in Italia i musei il lunedì sono chiusi ,perchè in Italia si lavora troppo.
Sotto il castello di Gorizia cercavo di liberarmi per un bisogno impellente quando un’ auto a tutta “birra “ mi tagliava la strada . Indossavo in quel momento un giubbetto militare americano ,giubbetto che ho portato per ben 25 anni ,quando l’auto si bloccava dinanzi a me . Un borghese ne scendeva con la pistola in mano ,estraendo dalla tasca posteriore un distintivo luccicante che nei film avresti giurato che fosse dellFBI.
Altrettanto velocemente estraevo il portafogli e gli mostravo la carta di identità , “sono italiano” dissi.
Sembrava un duello all’americana ,se fosse stato così, sarei stato morto e sepolto ,il poliziotto è stato più veloce. Alla vista della carta d’ identità si è messo a ridere e senza dirmi altro salendo sulla macchina se n’è tornato da dove era venuto senza dire una parola .
“Cacchio questa si è polizia efficiente “mi dicevo , sono veramente contento di averli incontrati , frattanto comunque quel bisognino impellente mi era passato ,neanche me ne ricordavo più.
Visto che il museo era chiuso decidevo di andare a vedere Redipuglia . Li chiedevo ai militari della caserma se si avesse potuto vedere qualche filmato della prima guerra mondiale .”Non è possibile se non ci sono almeno 10 persone “ è stata la mera risposta.
Non erano passati 10 minuti che un pulman di turisti si era fermato nel piazzale, ,ebbi un idea geniale.
“Avanti ,di qua stanno per proiettare un film in questo momento “ li avevo fregati , avevo portato nella sala di proiezione un’ intera corriera desiderosa di vedere il filmato ,”ben fatto Renato “. Così mi sono guardato il film che a dir la verità avevo già fra i miei film della Grande Guerra.
Di li poi sono andato sull’ Isonzo ,alla ricerca di bossoli ,ma non ho trovato niente ,alla sera decidevo che sarebbe stato meglio girare la macchina verso casa e così ho fatto.
Avevo portato a casa una quantità di birra dall’ Austria e così si fece festa ,birra e costicine ,fra l’allegria di tutti.





