Incontrando Varese
Pubblicato da barbex
Era il giorno di Samhain, la fine dell’anno celtico, per voi Ognisanti, quando mi apprestavo a salire sul Summano . Il sole risplendeva un po’moscio dietro le nuvole ed a tratti il cielo era dipinto di azzurro. L’aria fresca indicava che il freddo si avvicinava a grandi passi .Rombi di tuono echeggiavano lontani, forse sarebbe piovuto. I “Sepolcri” del Foscolo erano nella tasca dello zaino ,averli letti da Mardifaia sarebbe stato importante per me ,una preghiera diversa per tutti gli uomini che non ci sono più .In particolare pensavo a Varese ,un soldato che morì a Schio nella Grande Guerra. Ne avevo conosciuto la nipote e per lei avevo fatto ricerca di dove fosse sepolto .Un fax laconicamente ne dava gli estremi di nascita ,era nato il 28 aprile del lontano 1894 in Guardistallo, un paesetto stupendo sulle colline color verde pastello a pochi chilometri dalla marina di Cecina, nel cuore della Toscana.
Mi spostavo velocemente verso la malga .Alcuni scoiattoli si rincorrevano allegramente su una manciata di abeti, le ultime corse a nascondino prima dell’arrivo dell’ inverno. Anche degl’uccelletti mi davano il benvenuto cinguettando festosi fra i rami oramai secchi dei noccioli .Guardando sotto i piedi un “Fior di Stecco “ fiorito attirava la mia attenzione .Li avrei letto a voce alta i “Sepolcri “ pensando di far piacere al dio dei morti .
.. Ma perché pria del tempo a sé il mortale
invidierà l’illusïon che spento
pur lo sofferma al limitar di Dite?
Non vive ei forse anche sotterra, quando
gli sarà muta l’armonia del giorno,
se può destarla con soavi cure
nella mente de’ suoi? Celeste è questa
corrispondenza d’amorosi sensi,
celeste dote è negli umani; e spesso
per lei si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi, se pia la terra
che lo raccolse infante e lo nutriva,
nel suo grembo materno ultimo asilo
porgendo, sacre le reliquie renda
dall’insultar de’ nembi e dal profano
piede del vulgo, e serbi un sasso il nome…
Il tempo era cambiato e volveva al piovere ed un furioso temporale stava incalzando ,per cui mi ritirai nella galleria adiacente alla malga. Subito una scarica mi rizzava i capelli ed i peli del corpo, ”capperi questo è caduto sopra”.La galleria gradualmente cominciava a rischiararsi di una luce blu elettrico, quel blu delle saldatrici ad arco ed i rumori a poco a poco diventavano ovattati fino a scomparire del tutto. Una voce, proveniente da dove la luce entrava mi chiamava per nome, riconoscevo la voce di Alvaro:“Vieni !“. Un mondo nuovo, impalpabile, invisibile ai più era dinnanzi a me.
Varese veniva per volere del dio a farsi conoscere, nessuno aveva più versato una lacrima né detta una preghiera dal 1922 ,anno in cui suo fratello lo venne a trovare e fece anche una fotografia della tomba prima che venisse esumato per essere portato con più di cinquemila fratelli nel sacrario militare della SS Trinità di Schio, li una lapide con il cognome cambiato da Ulivieri in Olivieri lo ricorda fra tante come caduto per la patria.
Varese mi raccontò la sua storia per non essere dimenticato.
Alla festa del paese aveva messo gli occhi sulla maestrina, Fiammetta, che insegnava alle elementari, non solo ai bambini ma spesso e volentieri anche agli adulti. Fiammetta per chi non lo sapesse era la più giovane e bella maestrina d’Italia, con i lunghi e fulvii capelli color del sole, con il viso pallido cosparso da numerose lentiggini, e con due grandi occhi verdi. Le labbra carnose abbozzavano un enigmatico giocondo sorriso. Varese sbadatamente le andò addosso facendola ruzzolare a terra,“mi perdoni non l’ho vista” ,ma Fiammetta a cui non era dispiaciuto quello scontro gli tese la mano sorridendo “non è nulla , mi aiuti a rialzarmi, presto!“ Aveva stretto la mano del giovane con forza e lo sguardo fisso negli occhi gli aveva trasmesso una vibrazione intensa .“ Mi chiamo Varese “ , ed “io Fiammetta “ replicava divertita la giovane , così si conobbero i due .Una triste ,uggiosa mattina però i carabinieri consegnarono a Varese la cartolina di precetto, presto l’Italia sarebbe entrata in guerra contro L’Austria . La tradotta partiva da Napoli e fermava a Livorno, li Fiammetta gli diede l’ultimo addio , non sapeva che non lo avrebbe mai più rivisto. Lui se ne stava con la testa fuori dal finestrino del treno e salutava con la mano gridando“ aspettami tornerò “ e sarebbe tornato se una polmonite non lo avesse colto negli ultimi giorni di guerra. Fiammetta con le lacrime agli’occhi salutava con un fazzoletto bianco in mano, man mano che il treno si allontanava anche Varese cedeva alle lacrime, fino a quando quel fazzolettino bianco divenne un puntino e poi scomparve .Fu assegnato al 49 ° Btg artiglieria campale, di stanza sul Summano.
I primi giorni di guerra furono i più furibondi, i cannoni sparavano incessantemente su Arsiero e su ponte di Schiri ma il nemico abilmente e coraggiosamente conquistava l’uno dopo l’altro gli abitati fino al Colletto di Velo .Combatteva strenuamente con i suoi compagni spostando il cannone da una parte all’altra ove ce ne fosse stato più di bisogno, con coraggio. Le azioni di guerra continuarono per tre lunghi anni, nei quali Varese nel tempo libero scriveva all’amata, si sarebbero riabbracciati a Natale del 1918 .
Nella festa per la fine della guerra i soldati, avevano fatto una gran baldoria , nel tornare alle baracche si era bagnato abbondantemente per una pioggia intensa, fatta di neve mista ad acqua . Di lì a qualche giorno una tosse insistente e secca lo colpiva fino a farlo ricoverare dapprima in infermeria dove il tenente medico gli diagnosticava una polmonite e poi all’ospedale militare di retrovia di Schio .E una notte Varese cessava di vivere .
Mentre si raccontava si commoveva ,aveva lasciato tutti gli affetti in giovane età non aveva potuto fare alcuna esperienza, si chiedeva se infine essere morto avesse servito a qualcosa, ma era ” destino” e nulla può l’ uomo contro le forze avverse del fato.
Mi chiese infine di Edda e mi pregò di portarle i suoi saluti rincuorandola, perché il luogo in cui si trovava non era un luogo di dolore, solo era uno spazio immenso, dove erano raccolte tutte le anime dell’ umanità. Il tempo passava velocemente e il mio duce mi riportava sulla via del ritorno perché uno vivo non può rimanere a lungo nel Regno dei Morti se non per volere del dio e solo nel giorno di Samhain.
Le prime luci dell’alba, rischiaravano la galleria dalla feritoia del cannone e la luce si spostava dalla volta della galleria verso il basso, illuminandola .Accoglievo felice il nuovo giorno e uscivo allo scoperto.“il Fior di Stecco” era appassito ma gli uccelletti continuavano a volare rincorrendosi fra i rami secchi di nocciolo, così pure gli scoiattoli, il freddo inverno non era ancora arrivato, rimaneva ancora del tempo per tutti, per giocare, per pensare e per trovare ciò che cerchiamo .





