L’avventura del dirigibile Italia
Pubblicato da barbex
L’avventura del dirigibile Italia cominciò il 15 aprile del 1928.
Alle ore 01,55 l’aeronave staccava gli ormeggi da Baggio ( Milano) per dirigersi alla Baia del Re, a bordo vi erano 13 membri dell’equipaggio, 2 giornalisti e 3 scienziati, e Titina la cagnolina portafortuna di Nobile . Il dirigibile dopo aver sorvolato le Alpi, l’Austria , la Germania e la Svezia raggiunse Kingsbay , base norvegese nelle isole Svalbard .
L’11 maggio l’ Italia prese il volo per il Polo Nord ma a sole 8 ore dalla partenza ritornava alla base per problemi legati alla formazione di ghiaccio sui timoni causati dalle avverse condizioni metereologiche.
L’ impresa fu ritentata il 15 maggio e durò 3 giorni nei quali furono percorsi 4.000 km e furono esplorati circa 50.000 km/q di terra ,fino toccare la Terra di Nicola II . Vennero compiuti rilievi cartografici e provato l’ecoscandaglio per misurare le profondità marine , fu anche rettificata la posizione dell’Isola Grossa, la spedizione scientifica cominciava a dare i suoi frutti
Il 23 maggio alle ore 04:28 L’Italia salpava per una nuova missione, l’obiettivo era raggiungere il Polo Nord e di effettuare delle misurazioni direttamente sul pack ,facendo scendere una squadra , per questo sull’aeromobile venivano imbarcate razioni di viveri , strumenti , una tenda ed una trasmittente Ondina 33,( trasmetteva presumibilmente sui 33 mt paria 10 mhz) la radio d’emergenza che era stata donata all’equipaggio da Guglielmo Marconi in persona . A bordo c’erano 16 persone più Titina.
Alle ore 00:24 del 24 maggio sorvolavano fra l’abbaiare del cane il polo. Il viaggio era durato solo 19 ore e 52 minuti ,con forti venti a favore . Nell’ aeronave si festeggiava l’ impresa bevendo vino e facendo suonare al grammofono , per salutare la vittoria, “ Giovinezza e le capane di San Giusto” . Tutti si abbracciavano e si stringevano le mani gridando “ eja eja eja, alalà alalà alalà “,il grido di vittoria dei soldati romani .Tra il tripudio generale furono lanciate fuori bordo ,sul polo, la bandiera italiana , come a prenderne possesso ,il gonfalone della città di Milano ,ed una croce lignea donata dal pontefice Pio XI ed il medaglione della Vergine del Fuoco di Forlì . Il marconista di bordo segnalava l’ impresa con messaggi diretti al Papa, al Re , ed al Duce .Le trasmissioni successive segnalavano che condizioni meteo stavano peggiorando velocemente .
Alle 02:20 l’aeronave faceva rotta per la base ma venti fortissimi ed una tempesta l’ostacolavano portandola fuori rotta.
Il 25 al mattino ,l’accumularsi del ghiaccio causava un blocco del timone ed un graduale appesantimento del dirigibile , il mezzo fortemente appesantito scendeva di quota velocemente . Il comandante dava allora l’ ordine di spegnere i motori e di far sollevare il mezzo fino a 900 mt di quota dove risplendeva il sole . I raggi scioglievano parte del ghiaccio ,ma l’ espansione del gas costringeva ad aprire le valvole di sicurezza per stabilizzare la pressione interna. Sembrava tutto risolto , l’aeronave riscendeva fra le nuvole e alla quota di 300 mt si riaccesero 2 dei 3 motori . Improvvisamente si staccò per la forza centrifuga del giaccio dalle pale che andò a forare l’ involucro del dirigibile . “Allarmi, allarmi ,gridava Cencioni , stiamo perdendo quota bisogna fare qualcosa subito o ci schianteremo sul pack”. Nobile diede l’ ordine di fermare i motori per diminuire la velocità e di gettare la catena zavorrata . Cencioni non riuscì a tagliare in tempo la cima che tratteneva la catena zavorrata .L’aeronave urtava con la poppa il ghiaccio , poi toccò alla cabina di comando che si sfasciò completamente lanciando 10 uomini sulla superficie ghiacciata. L’ involucro resisteva all’urto tremendo ,la struttura in alluminio si contorceva emettendo un’ agghiacciante stridore metallico ,come se stesse soffrendo . Si racconta che uno dei sei superstiti , Ettore Arduino, mentre il dirigibile alleggerito riprendeva quota, lanciava sul pack quanto poteva per i superstiti ,fino a quando il dirigibile portato via dalla tempesta spariva alla vista con i sei che erano rimasti a bordo e di cui non si seppe più nulla. L’aeromobile ingovernabile si schiantava poco dopo a qualche km alzando nell’ incendio della benzina una densa colonna di fumo , la posizione data dall’ operatore radio telegrafista prima della caduta era 81°14’ latitudine nord e 28° 14’ longitudine est a circa 100 km dalle Svalbard . Nell etere trasmetteva : 3 punti, tre linee, 3 punti SOS “save our soul “ , poi l’ impatto terribile.
Nella caduta la radio si era salvata miracolosamente così pure le batterie e la tenda e parecchie vettovaglie, per cui i superstiti avevano i viveri necessari per resistere alcuni giorni.
Il marconista Biagi montava la radio dentro la tenda e sistemava l’ antenna di fortuna, un filo di ferro ,sostenuto da due pezzi di alluminio , quel che restava della cabina comando . Per vedere se la radio trasmetteva accostava una matita all’ antenna ,se avesse fatto una scarica elettrica all’ invio della portante allora la radio funzionava . Ad intervalli di due ore in due ore si rilanciava l’ SOS qualcuno forse lo avrebbe intercettato .
Vincenzo Pomella decedette subito dopo per le ferite riportate nella caduta del dirigibile per cui rimasero in 9 .
Tutto il mondo si chiedeva dove fossero e tutti si mossero ,norvegesi ,svedesi ,francesi ,russi ,al di fuori degli italiani che erano indaffarati a trasmettere dalla nave appoggio ,”Città di Milano” , messaggi di servizio ed informazioni giornalistiche , inoltre l’ ordine impartito direttamente da Roma imponeva al comandante della nave l’attracco forzato. Si può dire che la spedizione poteva essere soccorsa subito se si avesse usato il telegrafo della nave per ascoltare i segnali di SOS , ma non fu colpa del marconista ,Ettore Perdetti, i gerarchi fascisti davano ordini precisi. Forse avrebbero voluto che Nobile e tutta la spedizione perisse nella banchisa . Gli alpini della nave appoggio al comando di Gennaro Sora perlustrarono una parte delle coste settentrionali delle Svalbard ma a loro volta dovettero essere soccorsi.
La tenda per essere più visibile dall’alto fu tinta di rosso con dell’anilina che serviva a fare le misurazioni altimetriche .Infatti si lasciavano cadere delle boccette di anilina e cronometrando il tempo di caduta sino alla vista della macchia si poteva ricavarne l’altezza .
Le spedizioni di soccorso lasciarono sul pack 9 uomini coraggiosi, fra cui Roald Amundsen , disperso con il suo idrovolante , nelle operazioni di salvataggio.
Un radioamatore russo, Nicholas Schmidt , finalmente ascoltò la richiesta di soccorso e subito allertò i radiotelegrafisti in ascolto facendo da “QSP” . Si levò in volo un idrovolante SIAE –Marchetti pilotato da Umberto Maddalena ,che individuò i superstiti , fornendo loro dei rifornimenti . Di seguito altri aeroplani ,due italiani e due svedesi rifornirono i superstiti. Il pilota svedese Lundborg riuscì ad atterrare ed a recuperare Umberto Nobile ed il suo Fox Terrier Titina .
Nobile si era opposto ad abbandonare i suoi, non voleva essere salvato per primo perché Cencioni aveva una gamba fratturata ed aveva bisogno di cure urgenti ma dalla nave appoggio ,”Città di Milano” avrebbe potuto coordinare i soccorsi più agevolmente . “Mi raccomando Biagi si tenga in contatto ,coraggio Cencioni fra poco si va a casa“ diceva un attimo prima di salire sull’ idrovolante , c ercando di rincuorarli. Giunto alla nave appoggio fu trattato più da prigioniero che da eroe , in particolare gli si imputava la perdita dell’aeronave . Comunque chiedeva ogni giorno al marconista della nave di come stessero gli uomini e di come procedevano i soccorsi. Assieme agli aerei si erano messe anche le navi rompighiaccio svedesi, norvegesi e russe ma con poco successo , per cui Lundborg ritentò l’ impresa , ma questa volta l’ aereo si capovolse ed anche lui dovette aspettare i soccorsi.
Nel frattempo tre della tenda ,credendo di vedere terra ferma ,decisero di tentare una sortita ma solo due stremati, riuscirono a ritornare alla tenda , il terzo fu inghiottito dal ghiaccio.
Dopo 49 lunghissimi giorni il rompighiaccio russo Krasin raggiunse i superstiti e li trasse in salvo.
Nobile amareggiato dal modo di fare degli Italiani ,se ne andava in Russia nel 1931 ,dove approntò la costruzione del dirigibile URSS W6 OSOAVIAKHIM ,dal 1946 al 1948 fu deputato comunista dell’ Assemblea Costituente in Italia .
La tenda rossa oggi è conservata presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano.
La radio “Ondina 33” è conservata presso il Museo della Marina militare italiana della Spezia.
Presso il santuario Della Madonna del Divino Amore a Roma è conservata la cuffia della “Ondina 33” usata da Biagi, come ex voto. L’ iscrizione sotto il quadro dice:” Cuffia prodigiosa del radiotelegrafista Biagi che per grazia della Madonna del Divino Amore salvò da terribile morte i naufraghi caduti sui ghiacci del polo dal dirigibile della disgraziata spedizione Nobile “.
Di li a poco si sarebbe conclusa l’ epopea degli Zeppelin .





