L'emozione del viaggio

CONCORSO SCRITTORI IN ERBA

Lara

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Il dondolio del treno ha rilassato Lara.

Gli occhi socchiusi, a fatica trattiene  gli sbadigli.

“Sono solo le 10 del mattino, non posso dormire. Altrimenti come faccio a vedere il panorama se dormo?” sospira.

E’ sola nello scompartimento, in piena estate, la vigilia del 15 agosto, e sta andando in vacanza a Klagenfurth.

Non sa perché ha scelto questa meta. L’ha scelta. Punto.

Si guarda il vestitino che indossa, leggero, non trasparente, un fresco cotone.

Con quel vestito, anche se da poco prezzo, si piace, si vede bella e in effetti fa risaltare la sua figura snella e proporzionata, le lunga marcia nere ai piedi per stare comoda.

Insomma, proprio non sembra una signora di gran classe con quell’abbigliamento. E nemmeno lo è, nel senso comune del termine.

E’ una donna, ancora giovane e carina, di mezza età e con una dolcezza tutta sua che la rende simpatica

Sorride compiaciuta alla sua immagine riflessa nel minuscolo specchio dello scompartimento e…

“Buongiorno” una voce e un uomo si materializzano nel vano della porta.

“Buongiorno” risponde Lara, sedendosi al suo posto.

Sorride l’uomo vedendola arrossire.

Lei risponde con un gran sorriso, subito dopo immergendosi nella lettura della sua rivista preferita.

Trenta secondi e, messa da parte la rivista, torna al finestrino a bearsi del panorama dimenticata dell’uomo.

Uno scossone del treno le fa sbattere la fronte sul finestrino e “Ohi! Ohi!” sospira mettendosi seduta per bene.

“Male?” la riscuote una voce e si ricorda dell’uomo seduto vicino a lei.

“No, grazie. Così mi sveglio” risponde con un sorriso. “ E’ la prima volta che vengo da queste parti ed è una meraviglia. Ho già fatto un sacco di foto.”

Si sente come una bambina protetta vicino a lui “Chissà perché” pensa.

“E’ vero. Tutta questa zona è bella. Dov’è diretta, se non sono indiscreto?”

“Vado due giorni in vacanza a Klagenfurth”.

“E’ molto bella quella città e se mi permette le indicherei un paio di alberghi lindi a un prezzo equo. E qualche locale caratteristico”.

“Oh!, si. Grazie” risponde accalorata prendendo carta e penna.

L’uomo dandole gli indirizzi la guarda e le chiede il nome.

“Lara” risponde semplicemente.

“Io sono Gianni. Abito a Pordenone…”

“Mi piace Pordenone” l’interrompe “Scusi” e arrossisce.

“Decisamente era tanto tempo che non vedevo una donna arrossire. E’ ancora più carina”.

Così Lara diventa quasi viola.

E’ una donna timida, non più abituata ai complimenti e si ritira in sé stessa diventando seria.

“Mi scusi” la voce dell’uomo è imbarazzata “non volevo offenderla, né attaccare bottone. Solo che lei è veramente molto graziosa nella sua timidezza”

Qualche attimo di silenzio.

“Non mi ha offesa. Era tanto tempo che non ricevevo un complimento”

Grosse, silenziose lacrime scendono dai suoi occhi. Lei le lascia scorrere, asciugandole con le dita.

Un sorriso dapprima timido, poi più aperto si rivolge all’uomo che non sa che pesci pigliare.

“Visto che roba!” sorride Lara “Mi scusi. Spero di non averla io imbarazzata”.

“Oh, no, Lara. Non m’ha imbarazzato affatto. Se una persona come lei si lascia andare così il dolore che ha dentro deve essere  molto grande ed è meglio quindi che esca.”

Gli porge la mano e si presenta: “Buongiorno. Sono Lara. Da qualche mese uscita da una storia sentimentale lunga e difficile che ha lasciato dei segni profondi. Una Lara che vuole tornare com’era  una volta”.

L’uomo le stringe la mano con forza e lei ne apprezza la stretta.

Alza le spalle “Ho sbagliato. Tanto. Ho pagato. Tanto. Sto pagando ancora. Prima o poi la smetterò. E lei?”

Gianni, l’uomo, non giovane, almeno 65 anni a occhio e croce, le racconta di essere un imprenditore e che sta andando a Stoccarda per lavoro, dove rimarrà per una settimana.

“Mi racconta di Stoccarda? C’era un ragazzo del mio paese che mi faceva la corte. Lavorava in quella città. Un giorno mi mandò una bellissima rosa rossa fatta con un fazzoletto. Mi era simpatico e mi piaceva. Come amico. Lui voleva qualcosa di più. Peccato.”

Gianni le racconta di Stoccarda, del suo lavoro, della sua vita, della sua famiglia.

Lei parla del suo lavoro di segretaria, della sua vita, dei propri sogni infranti e di quelli che spera di realizzare.

Parla con ardore, con passione, e Gianni capisce quanto bisogno ha di affetto quella piccola donna.

La  lascia parlare, guardandola attento.

La lascia zitta, guardandola senza parere.

“Lara. Viene con me a Stoccarda?”

Lentamente lei stacca lo sguardo dal finestrino e si volge verso di lui che la guarda tranquillo.

“Viene con me, Lara?”

Lei non apre bocca. E’ tranquilla. Sta pensando.

Lui le lascia tutto il tempo che le serve.

“Non ho vestiti per i luoghi e la festa dove lei andrà” dice semplicemente. “Si nota che ho poca disponibilità”.

Lui si lascia guardare. E’ perplesso per quanto ha avuto il coraggio di chiederle.

“Si. Vengo. Anzi. No.” Un sorriso radioso sul volto di Lara la ringiovanisce di vent’anni.

“S’è offesa, Lara?”

“Per niente! Ho capito. E poi, se non avessi voluto avrei detto no. Giusto?

“Giusto” si rilassa Giani “Allora, perché no?”

“Perché? Non so. A essere sincera ho dovuto combattere un po’ per decidermi. Ci sarebbe la mia curiosità perché è una persona simpatica e non mi passa per la testa al momento la parola sesso. Quindi per questo non si pone il problema. Ho faticato a dire no. Infatti ho detto: si, no” sorride allegra, contagiandolo.

“Posso farti delle domande?” dice passando spontaneamente al tu.

“Certo che puoi” risponde.

“Sei sposato vero, anche se non hai la fede?”

“Si, sono sposato da 35 anni. Ho due figli adulti, un maschio e una femmina. Lavorano con me in azienda e sono molto bravi. Questo è anche il motivo per cui a volte mi trattengo fuori casa qualche giorno in più.

Lisa, mia moglie, non ama viaggiare e rare volte viene con me. Quando sono via non cerco avventure, lei mi piace ancora e non vorrei perderla per una breve avventura o scappatella.

Tu però mi hai molto incuriosito, sai. Questa tua aria triste e serena insieme è qualcosa che colpisce.

Ho notato che i tuoi occhi si incupiscono in un istante attraversati, secondo me, da un ricordo doloroso. Poi il viso si rilassa, le spalle si rialzano e guardi dal finestrino con una voglia di vivere addosso che contagia chi ti è vicino.

Adesso hai capito perché te l’ho chiesto. E, sincerità per sincerità, hai pure un corpo attraente, anche attraverso il semplice vestito che indossi. E diventi pure rossa!” ride ora di gusto.

“Alt! Basta!” l’interrompe Lara “Mica sono abituata a tutti questi complimenti. E’ vero. A volte il mio corpo ricorda e diventa di marmo. Ho avuto una relazione lunga, molto lunga, durante la quale mi sono lasciata  fare molto male. Per amore mi sono lasciata ferire profondamente. Ho sbagliato tanto. Troppo. Spero un giorno passi, i ricordi si smorzino e facciano meno male. Lo spero tanto.

Sai, durante questa relazione, mi è capitata una cosa strana.

Andavo sempre a prendere i giornali, libri, altro , in un negozio vicino a dove abitavo.

Spesso c’era un signore con qualche anno più di me. Salutavo, scambiavo poche parole di circostanza con lui e il negoziante.

Un giorno, parecchio tempo dopo, stavo andando al lavoro e lo incontro.

Stai attento!

“Buongiorno signorina. Come sta?” “Bene, grazie, e lei?”

E fin qua siamo sul classico, cioè impersonale.

Trenta secondi dopo mi dice: “Sa, mi ha sempre colpito la sua voglia di vivere”.

Al che quasi cado per terra. Chiedo: “Ma cosa sta dicendo? Se sono la persona più triste forse di questo mondo. Lo sa anche lei che sono sempre triste.”

“E’ vero. Ma si ricordi che lei ha tanta voglia di vivere. Non lo dimentichi mai. Le auguro di riuscire a risolvere i suoi problemi personali e ritrovare il sorriso dolcissimo che ora ha solo in qualche momento”.

L’ho guardato sbigottita: “Dice davvero? Ne è sicuro?”

“Certo che ne sono sicuro. Ora devo andare. Ah! Ancora una cosa: si ricordi che è una bella donna”.

Mi dette la mano e s’allontanò

Rimasi lì impalata per un po’. Non capivo perché m’avesse detto una cosa simile. A me sembrava sempre di camminare come fossi morta.

Quante volte da allora nei momenti difficili mi sono tornate, e tornano, alla mente queste sue parole: “Si ricordi che in lei c’è tanta voglia di vivere”.

Mi hanno aiutata in più occasioni. Non l’ho più rivisto.

Grosse, silenziose lacrime le scendono dagli occhi.

Istintivamente Gianni l’abbraccia.

Quell’abbraccio fraterno la colpisce come una folgore e si lascia andare al pianto.

Scossa dai singhiozzi rimane tra quelle braccia che sente protettive.

Passato, si stacca con un timido sorriso, vergognandosi per il suo cedimento con un estraneo.

Lui le prende una mano: “Non ti preoccupare. Non c’è niente da vergognarsi. Certe cose devono uscire e un estraneo è l’ideale.

Fra dieci minuti saremo a Villach. Ti posso offrire un caffè mentre attendiamo la coincidenza? Poi tu per la tua strada, io per la mia?”

“Facciamo un cappuccino e una pastina?”

“Sicuro!” risponde con un radioso sorriso.

“Sai” gli dice raccogliendo le sue cose “non credo mi sarei pentita se ti avessi detto di si”.

“Nemmeno io sono pentito d’avertelo chiesto” ribatte malizioso.

Dopo il caffè le dice: “Questi sono i miei numeri di telefono. Puoi chiamarmi in qualsiasi momento. Anche a casa. E mi farebbe piacere venissi a visitare la nostra fabbrica. Saresti nostra ospite. So che di te mi posso fidare. Ora andiamo ai binari”.

“Lara?”

“Si?”

“Ti auguro una buona vacanza. E ricordati sempre le parole di quel signore”.

“Grazie” gli dice stringendogli forte la mano.

Allontanandosi si gira per un momento e sorridendo sornione le dice: “Ancora una cosa. Sei una bella donna e ci avrei provato”.

Lei resta lì, con un sorriso un po’ ebete, a guardarlo allontanarsi definitivamente.

“Lo chiamerò? Forse si. Forse no”.

Si carica in spalla il borsone, salta sul treno e, rilassata, si concentra sul magnifico panorama che scorre al di là del finestrino.