L'emozione del viaggio

CONCORSO SCRITTORI IN ERBA

L’incontro.

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Premetto che a tutti quelli a cui dicevo che sarei andato a Yellowstone mi spronavano a fare le foto a Yoghi e Bubu non sapendo che fotografare gli animali selvaggi è una delle cose più difficili e ci si può ritenere già felici di avvistarne qualcuno e poter fare degli scatti dicendo, poi a casa “Vedi quella macchia nera, lì in fondo è un baribal” oppure “Quel punto in alto a sinistra è la coda di un lupo che stava correndo”,

Premetto che è da 7 giorni che non si vede il sole, che piove ininterrottamente da 3, stanotte ha nevicato e che tutti i programmi di passeggiate, cose da fotografare e quant’altro previsto per questo viaggio è stato drasticamente modificato con continui cambi di programmi!

Detto questo ero a poche miglia da Tower Falls quando vedo una sagoma bruna scendere dal pendio della montagna, accosto la macchina speranzoso e la sagoma prende sempre più le forme di un orso e si sta dirigendo proprio verso di me, nella piccola spianata oltre il ciglio della strada.

E’ un giovane Grizzly.

Strano ma vero si va a bagnare nella pozza d’acqua che c’è in fondo alla discesa che inizia sotto di me.

Esita un poco e poi entra deciso. Inizia a lavarsi  Prima girandosi a destra. Poi a sinistra.

Dopo si immerge, lasciando fuori gli occhi guardandosi intorno guardingo. Per un momento i nostri sguardi si incrociano.

Emette un forte verso che squarcia il silenzio che si è creato. Forse si lamenta dell’acqua gelida che neanche la folta pelliccia rende meno fredda.

E allora decide di uscire, scuotendo il suo manto e creando una cascata di gocce che arrivano lontano.

Si asciuga la zampa sinistra scuotendola facendo appoggio sull’altra e poi inverte gli arti, mostrandosi goffo e impacciato.

E per la schiena si avvicina all’albero più vicino usando il tronco come fosse un asciugamano, strofinandosi sulla corteccia.

Poi tranquillamente si dirige da dove era venuto, incurante della molta gente che si era, nel frattempo, fermata a vedere quello spettacolo inusuale.

Il tutto è durato meno di dieci minuti, giusto il tempo di una settantina di scatti ed è stato entusiasmante. Mi ha conciliato con la Natura, mi ha fatto dimenticare la valigia persa, il volo di ritorno cancellato, lo sciopero della British Airways, il maltempo, il freddo, tutta la pioggia che è scesa e che sento nelle ossa, il filtro polarizzato rovinato dai vapori solforosi, le energie spese per arrivare fin qui. E sentivo l’acqua rigarmi il viso. Ma non era la pioggia.