L'emozione del viaggio

CONCORSO SCRITTORI IN ERBA

Pompei

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Era da quando avevo fatto il corso marconisti nella caserma di San Giorgio a Cremano nell’ oramai lontano1974, che non ritornavo a Pompei . Il tempo era soleggiato ed un tepore diverso da quello del Nord ci riscaldava .  Si dormì a Madonna dell’ Acqua di Pietrasantina vicino a Pisa , in un noto agriturismo. La macchina era parcheggiata nell’aia , vicino c’erano delle gabbie che contenevano coniglietti, galline  e d alcuni fagiani . Un odore di erba appena tagliata si odorava nei campi e mi ricordava la mia infanzia in Friuli . Ricordavo l’ odore dei campi ,l’ odor di letame, la polenta che bolliva sul fuoco e il rumore secco della scure che tagliava la legna . Dopo aver portato le nostre cose in camera scendevamo per la cena . I tavoli erano rischiarati da candele accese e la luce soffusa mostrava dei volti tremolanti . Due innamorati si stringevano teneramente le mani , guardandosi negli occhi . Polenta con coniglio all’etrusca , questo era la cena ed un buon bicchiere di Chianti .Fra un boccone ed un sorso di vino si parlava di come sarebbe stata Pompei e di come avremo dovuto fare per cercare l’ agriturismo in cui avevamo prenotato.

Di buon’ora il giorno appresso ci alzavamo e subito si partiva per Napoli. L’ autostrada del Sole era tranquilla e molto rapidamente si arrivò in vista dell’ Urbe che lasciammo alla nostra destra continuando per  la nostra via. All’ uscita dell’autostrada una pattuglia di Polizia ci fermava e ci chiedeva i documenti , chiesi gentilmente anch’io delle informazioni per trovare l’ agriturismo a Pompei e con un po’ di fatica e molta fortuna arrivammo a destinazione.

Orfeo il titolare ci venne incontro salutandoci cordialmente , con il solito fare dei napoletani . Eravamo appena arrivati che ci mostrava con orgoglio l’orto ed i maiali . Anna mia moglie aveva un forte mal di testa e si mise a letto nella dependance  che ci avevano assegnato . La lasciavo per qualche ora diretto agli scavi, lontani, forse 2 km .Per arrivarci si doveva passare per una stradina che a lato aveva delle serre in cui facevano capolino migliaia di garofani rossi, sempre sul cammino, una fattoria aveva un pollaio in cui nel mezzo una pianta di limoni enorme mostrava centinaia dei suoi frutti gialli, non avevo mai visto una cosa simile . Sulla destra, ricordo un grande orto dove una persona di mezza età ne raccoglieva le primizie . Era ed  è una terra generosa quella di Pompei, la frutta si matura circa 45 giorni prima che da noi al nord ed i fiori che vi nascono hanno dei colori stupendi. A far da contrasto a questa idilliaca giornata   “due”  su di una vespetta 50 guardavano interessati la mia telecamera . Non ebbero il tempo di provarci ,velocemente attraversavo la strada e giungevo davanti all’ ingresso della città vecchia, feci il biglietto ed entrai .

La palestra fu visitata per prima, grossi calchi in gesso di ceppi mostravano che c’ erano grandi alberi prima dell’eruzione del Vesuvio, vicino c’era un orto sperimentale  coltivato a viti basse .Non molto lontano c’era il “circo” che poteva contenere fino a 50.000 persone, in cui si sfidavano i gladiatori  e sembra che anche le donne vi combattessero.  D’ estate un grande telo ricopriva il circo facendo ombra sugli spettatori .   L’ arena disposta a semicerchio era costruita da diverse scalinate in pietra dove sedevano gli spettatori . Sui gradini più in  basso, c’erano incisi sulla pietra  i nomi degli uomini  illustri che vantavano il posto fisso . La via Dell’ Abbondanza me la ricordo grande, lastricata da grandi pietre, con ai lati dei marciapiedi rialzati, ed ad ogni incrocio c’erano delle zebre di sasso alte almeno 20 cm che a dire degli studiosi servivano per far passare i pedoni  senza bagnarsi quando fosse piovuto, ma a pensar bene mi sembra che lo scopo fosse quello di limitare la velocità dei carri che sbattendoci contro ne avrebbero sfasciato le ruote.  A destra ed a sinistra “ c’erano delle “tabernae” e dei “termopolium “ dove si vendevano bevande calde e vino addolcito con miele, si potevano altresì degustare spiedini di carne e pane . Sulla facciata del panificio più importante della città c’erano delle scritte in latino, la pubblicità dell’ epoca per una  campagna politica   “Votate per me”. Feci tappa ad una fontana per bere poi mi diressi al “lupanare” e vi entrai . Due letti di tavole di legno separati da una tenda  accoglievano i frequentatori , mentre le “lupe”, le prostitute si preparavano. Fui colpito oltremodo da un “necessarium” , un  cesso con una tavola avente nel mezzo un buco rotondo per le proprie necessità.  Anche delle tubature in piombo attiravano la mia attenzione , tubi di 2000 anni e tutti riportavano il marchio del costruttore, come lo portavano, come ho appurato poi, le tegole dei tetti ed alcuni mattoni .Una compagnia di giapponesi vi entrò dentro e le ragazze  in minigonna, mimavano le prostitute per una Tv di cui c’era il nome indicibile  sulla videocamera, accortesi che c’ero anch’io dissimulavano e d uscivano ridendo divertite.  Camminando incontrai la Villa  dei Misteri e  dentro c’erano la porta pietrificata dai lapilli e dalla nube chiroplastica scesa su Pompei dal Vesuvio nell’ agosto del 79 dC e tre calchi di uomini ed un cagnolino rimasti come la morte li aveva colti . Un napoletano osservò  che uno di questi non aveva una bella cera e che “ c’era rimasto male”.

Fui attratto dai magnifici affreschi, di donne demoni dipinte con maestria in scenari agresti, colori che resistendo al passare del tempo riportavano  sino a noi immagini di donne slanciate, alate, bellissime , vestite di tuniche color porpora. Ricordo il tempio di Iside e quello di Giove molto diversi da quel che mi aspettavo,  provavo un timore reverenziale davanti a quelle  costruzioni dove migliaia di uomini si erano inchinati portando doni alle  divinità. Passavo per il mercato e all’ entrata numerosi magnifici , ineguagliabili stucchi mostravano la raffinatezza degli artigiani dell’ epoca. Passeri, lucertole, grilli, cavallette , rami di quercia  ne erano il soggetto, il tempo pareva essersi fermato per mostrarmi tanta bellezza. Una grande tabella indicava i magazzini . Decine di corpi di gesso si potevano scorgere  adagiati su delle tavole messi a mò di colombaia per prendere meno posto, erano i cittadini di Pompei che non erano catalogati. La voglia di prendere un caffè mi portava ad un bar interno agli scavi .Sul muro una cassetta per la posta stracolma di lettere e cartoline mostrava di come funzionassero le Poste  in provincia , “ La svuotano se va bene ogni sei mesi “ mi diceva il gestore del bar per niente imbarazzato , ma si sa è un altro mondo .

Feci quattro passi anche verso l’ esterno degli scavi , incontrando un piccolo cimitero . Alcune  pietre avevano scolpito nome del morto,  in una in particolare  c’ era scritto il nome di una bambina e “ vixit XII annos”. I Pompeiani seppellivano così i loro affetti. Probabilmente essendo un luogo di sepoltura avrà avuto un recinto di rosai e vi saranno stati cipressi lungo la via che vi portava. Mi ritornò alla mente che  la volta precedente avevo trovato in una casa una collana di conchiglie certamente appartenuta ad una bambina ed il mio pensiero per alcuni minuti fu rivolto a quella giovane donna spentasi ancora in boccio senza aver gustato niente dalla vita ed ai suoi familiari . Ritornavo allora pensieroso sulla strada principale , visitai una tintoria di stoffe . Come fissante del colore usavano l’ urina , certo quelle stoffe non avrebbero avuto un buon odore .Un indicazione mi portava “all’ orto dei fuggiaschi” ,una decina di persone che per sfuggire alle ceneri si erano rifugiate sotto un porticato di un orto.

La smorfia sulle loro bocche mostrava che avevano provato un gran dolore prima di morire. Dal calco in gesso delle vesti di un bambino, sbucava l’osso femorale. Bianco, corto, mi coinvolgeva in quella tragedia fin troppo, mi chiedevo se fosse giusto mostrare quegli esseri umani come se fossero dei pezzi di pietra,  senza alcun ritegno, senza alcun rispetto per i morti, mostrandoli come fossero dei trofei senza nome .Avevo fatto delle scoperte, grandissime, il modo degli edili di costruire le strade, le case  di mattoni e cocci, le tegole uguali a quelle dei nostri giorni, le grondaie in argilla, le canne dell’ acqua in piombo, le fognature, le case riscaldate dal pavimento ecc… Non era poi tanto diverso dai nostri giorni anzi per tanti versi erano più avanti di noi .

Me ne ritornavo allora all’ agriturismo  arricchito di sapere .

Rimasi tre giorni , appena il tempo di iniziare a conoscere , per poi ritornare tutto in un fiato a casa .Il viaggio durò sette ore coprendo circa 750 km .Una volta fermata l’auto questa non si mosse più avevo bruciato la pompa del gasolio, sarebbe stato un grosso guaio se mi fosse capitato per strada .

 

Ancora oggi dopo diversi anni porto un bel ricordo di quel viaggio.