L'emozione del viaggio

CONCORSO SCRITTORI IN ERBA

Quel viaggio a Venzone

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Il treno era partito in orario da Venezia, la sera del 9 maggio 1975, stavo tornando a Venzone al Btg Tolmezzo a cui ero aggregato come marconista .

Il giorno 6 maggio alle 21,15 la scossa mi colse a Thiene a casa dei miei. Stavamo cenando quando un boato fortissimo ed una scossa si abbatté su di noi, scrollò la casa come fa un cane con le pulci. “Fuori ,fuori, il terremoto “ gridai, scappando giù per le scale . Passata la paura accendevo la televisione , ” Interrompiamo le trasmissioni per dare notizia di una forte scossa di terremoto fra la Carnia e la Jugoslavia “.Ero in licenza ministeriale di 15 giorni, ero partito da Venzone la mattina del 2 maggio e decidevo di ritornare al battaglione, perché ero l’ unico a saper usare il trasmettitore , così con i blue jeans , la giacca da combattimento e lo zaino avevo preso il treno. Il rumore delle ruote sulle rotaie si affievoliva sempre più man mano che ci avvicinavamo ad Udine e gli ultimi chilometri si fecero a passo d’uomo per timore che deragliasse causa lo spostamento delle traversine. La stazione era affollatissima e c’era un via vai di autobotti dei vigili del fuoco. Nella birreria li vicino mi prendevo una birra e conoscevo un ragazzo di Vicenza che aveva prestato servizio nei pompieri, anche lui voleva raggiungere Venzone come volontario .Ci informammo presso il comando dei Vigili del Fuoco di come fossero le strade e poi chiedevamo dove fosse una rivendita di sigarette ma a quell’ora era tutto chiuso comunque uno dei vigili me ne diede un pacchetto battendomi la mano sulla spalla .L’ altro  era venuto con una cinquecento e questo fu una fortuna perché non c’erano mezzi che portassero fino a Venzone . Ad un certo punto verso Gemona i fari illuminavano un muretto di sasso abbattuto, l’ unico segno riconoscibile di quella scossa violenta decidemmo di proseguire per Venzone e quando fummo giunti sulla strada davanti alla caserma, decine di corpi erano messi in fila, coperti da lenzuoli bianchi, intrisi di rosso .L’ufficiale di picchetto non volle registrare il mio arrivo , “lo facciamo domani” . Avevamo fame e sete per cui chiesi a dei pontisti se avessero qualcosa da darci da mangiare . I viveri erano stati caricati tutti dentro i camion che erano guardati a vista da guardie armate .” Aspetta un attimo” disse uno di quelli che conoscevo . Con il passo del leopardo si infilava sotto un camion e poi ci saliva dentro ,rubando vino ,gallette e cioccolata . Sembrava una missione di guerra di quelle che vedi solo nei film .Mi mise in mano il tutto e recuperò due lenzuoli sporchi fi sangue .” non c’è altro” .Dopo aver mangiato ci trovammo un posto per la notte . Faceva freddo e battevo i denti anche se ero raggomitolato come un gatto . Ogni 10 minuti il terreno scaricava una scossa di assestamento ed essendo coricati a terra sentivamo benissimo . Non si dormì ed alle prime luci dell’ alba apparve chiara in tutta la sua grandezza la catastrofe . C’erano case crollate dappertutto e gente che vagava disperata per racimolare qualcosa dalle macerie . Registrato l’ arrivo in caserma, mi offrivo volontario per scavare  alla ricerca di sopravvissuti . Gli ufficiali mi ostacolarono un po’ per la mia divisa inconsueta ma poi acconsentirono ad unirmi a loro. Entrammo in Venzone con i camion, dalla porta principale, mentre dalle case cadevano ancora tegole e calcinacci. Mi unii ad una squadra di pompieri e cominciammo a scavare davanti alla chiesa  . Mi ero guardato intorno per trovare una via di fuga in caso di altre scosse, l’ unica era la via che stava davanti .Scavammo per un’ora e recuperammo due corpi senza vita di persone anziane .Lei era tumefatta, ed imbrattata di sangue , lui con la bocca aperta pareva stesse ancora chiamando aiuto . Stavamo per trasportarli verso il camion quando una scossa di notevole intensità cominciò a far tremare le case. Tegole, travi, calcinacci cadevano sulla strada mentre dal campanile della chiesa si staccava qualcosa, forse una campana che cadeva all’interno con un rumore assordante . Il campanile aveva cominciato ad oscillare pericolosamente, uno dei pompieri si buttò sotto una ruspa mentre tutti gli altri cercavano una via di fuga. Io il percorso lo avevo già studiato e mi diressi verso l’esterno con la velocità e con l’agilità di una capra di montagna. Quando mi fermai, ansimando in preda ad un tremore incontrollabile mi accorgevo di essere scappato con il piccone in mano e non me n’ ero neanche accorto .Mi accendevo una sigaretta con l’ intento di calmarmi e mi guardavo intorno. Sotto una gabbia  c’ era una  coniglia e vicino alcuni feti di coniglietti , un poco più in la una gallina morta con piantato nell’ occhio un a scheggia di mattone fatta a lancia, anche gli animali avevano avuto le loro perdite . Questa vista fu quella che mi scombussolò del tutto, non ero assolutamente preparato a tutta quella morte e poco contava se erano uomini od animali. Ritornammo in quel posto il giorno dopo per poi spostarci un poco più in dentro alla ricerca di un uomo che era stato visto in quel posto prima della scossa ed ora era disperso. Il tetto della casa si era afflosciato sul primo piano , dove c’era la camera da letto .Sotto si poteva vedere la cantina con un trave di traverso sopra una ventina di damigiane di vino e nemmeno una era rotta. Il proprietario mi disse : “ cioi queo che te voi alpinut “ . C’era un buco di circa mezzo metro che dava alla camera ,pensavo che forse qualcuno c’era rimasto e mi feci aiutare per entrarci, un altro mi spingeva dagli scarponi . in caso di scossa sarei rimasto la, ma non ci pensavo ero troppo incosciente , quello che poi altri dissero che era coraggio. Dentro non c’era nessuno ma incappai in una pozza di sangue ancora fluido e mi sporcai .Mi pulii alla buona con un fazzoletto trovato nella casa, ma sarebbero passati ben 10 giorni prima che potessi cambiarmi . Cercammo in un altro posto, e li si vedevano tutte le stanze perché il muro era crollato. Una catenina d’oro era impigliata su un trave e chiesi all’ altro di chiamare il sergente per recuperarla .Questi venne velocemente, accusandomi di rubare ai morti, estrasse pure la pistola e me la puntò contro, volle vedere che cosa avevo nelle tasche, poi vedendo che non avevo niente si calmò chiedendomi scusa ,”Sai abbiamo già trovato gente che rubava” . Capivo che era disperato e sconvolto, aveva la casa crollata, aveva perso tutto, non me la presi e non ne parlai con nessuno fino a questo momento. Nel frattempo aspettavamo le botti dell’ acqua per poterci lavare ma non riuscivano a passare per le strade ancora intasate dai detriti. Mi rioffrii volontario altre volte, ma il tenente vedendo che avevo le mani insanguinate e coperte di vesciche mi lasciò in caserma con il compito di creare i collegamenti con il comando di Udine. In giorno appresso con una “burbetta” andavo verso il magazzino radio . L’ intento era quello di recuperare almeno due trasmettitori , due antenne filari, e tutte le batterie che riuscivamo a recuperare . Aprimmo con cautela la porta e mi accertai che non ci fosse pericolo imminente di crollo, però le radio erano su delle grandi scaffalature che stavano in bilico, un soffio sarebbe bastato a farle cadere su di noi . Cautamente recuperammo dei basti per radio e con l’ aiuto di Dio ne uscimmo indenni . Sul piazzale ad aspettarci uno “Sten”, un sottotenente di leva che voleva a tutti i costi farmi mettere a posto le radio . Gli risposi : ” fattelo”, fu tutt’ uno con “ state puniti, 15 gg di CPR”, “ vai a cagare” replicai. La “ burbetta “ si preoccupava oltremodo per il mio modo di fare . “ Siedi adesso ci divertiamo “ e ci sedevamo a 30 metri dalla costruzione appoggiandoci ai trasmettitori. Lo “Sten “ entrava nella porta da cui eravamo appena usciti e se la chiudeva alle spalle “ stò furbo” . Credo che non passò un minuto che avvenne ciò che più temevamo ,una nuova scossa violenta, almeno 8/9 gradi della scala Mercalli e da dentro l’ edificio un urlo e poi un gran fracasso di radio che si rompevano al suolo. Aimè erano cadute le scaffalature sullo “Sten” ma non era morto come credevamo, avendo chiuso la porta dietro di si aveva anche chiuso l’ unica via di fuga ma per intercessione di qualche santo le scaffalature ,gli passarono vicino senza colpirlo . Quando si aperse finalmente la porta lo “Sten” uscì in mezzo al una nuvola bianca di polvere . “ Hei! Sten la vogliamo mettere a posto sta roba?” gli gridai ridendo ,ma non rispose se l’ aveva fatta addosso . Vietai alla “burbetta “ di parlare dell’ episodio, per lui è stata una bella lezione . Finalmente arrivò l’acqua, presi una saponetta apersi la doccia ,una sferzata gelida mi avvolse all’improvviso ma poi passò, dopo 30 minuti ne uscii solo perché avevo consumato il sapone, mi sentivo ancora sporco dai cadaveri, avevo una maledetta smania di pulirmi .Nella tenda parlando con la “burba” chiedevo se era stato a casa dopo il terremoto e anche se dovevo ritornare in licenza decidevo che sua mamma sarebbe stata sicura che tutto andava bene solo se lo avesse visto, neanche a farlo a posta il comandante della caserma era dietro di me che ascoltava .“Bravo alpino, vieni con me ci beviamo una bottiglia di vino “, “sissignore, signor colonnello” e mi portava nel suo ufficio prendeva due bottiglie e le apriva , “ una per te ed una per me, salute!” non passò molto che eravamo un alticci e ci tenevamo in piedi a vicenda, il caso volle che  lo “Sten” si avvicinò , e mettendosi sull’ attenti disse delle cose all’alto  ufficiale. “ stia comodo dissi ,io “ con una faccia da c…… era la mia rivincita . In seguito la “burba” ritornò portandomi del vino molto buono per riconoscenza, ” alore le mame ? “ “come hai detto tu !!“ e me ne ritornavo in licenza ,avevo fatto quel viaggio per salvare delle radio ma ero contento come se avessi salvato delle vite , perché con le radio potevamo finalmente dirigere i soccorsi.