Sud – Nozze e Contorni
Pubblicato da Mimma
Ma’ si trovava seduta in quella che la gente del luogo chiamava “Bidè di Leopoldina”. Di fronte aveva lo splendido, infinito lungomare azzurro macchiato dal bianco delle onde che si increspavano sugli scogli. Le ricordava Napoli ed inconsapevolmente cercò l’università Partenope. Era il sei gennaio e ogni tanto passava qualche carrozzella con i cavalli vittorianamente muniti di pannolino. Non per pudore, no, ma per mantenere pulite le ampie strade ed i viali alberati e, forse, riciclare le pesanti “scorie”.
Erano nella capitale dopo un tour durato una settimana ed a gennaio poteva permettersi di indossare jeans e maglione, lei che veniva considerata un ghiacciaio perenne, ma si trovava al Sud del Sud. Le erano vicini Pà, il marito, Nì, la primogenita Ninna cioè Marianna e Chì, Chicco ovvero Carlo. Da buoni sudisti usavano abbreviazioni, un po’ per affetto un po’ per accorciare i tempi e dedicarli a socchiudere gli occhi con soave pigrizia.
La gente portava pacchetti-dono ai bambini. Eh già! Così lontani, così diversi, festeggiavano la Befana e, come a Napoli, i dolciumi non mancavano. Diversi? Ma se sembravano napoletani veraci: anche loro creavano soprannomi del tipo il “Lungo”, il “Rosso”, il “Grasso”.La tazzina di caffè, poi, che se non la prendi ci si offende, gli occhi scurissimi, ma anche di un verde normanno,, pelle di ogni colore.
I fianchi delle signore, inoltre, larghi e con mediterranei sederi a mandolino. Diversi? No. Sentiva che quella terra le apparteneva, come i sampietrini della città vecchia , patrimonio dell’UNESCO, che ricoprivano molti vicoli di Napoli.
- Ma’, andiamo, dobbiamo ancora visitare il parco di John Lennon.- La voce all’unisono dei figli la fece sobbalzare. Avrebbe voluto mandarli a…rispose soltanto – un attimo, lasciatemi godere ancora un po’ il paesaggio.- Il mare, quell’oceano imbrigliato che si acquetava tra baie e insenature, accarezzava le coste. Ripeté a mente alcuni versi appena conosciuti: “Tutto è bello e costante”. “Mio Dio” si disse, “soltanto un uomo sincero con sè e con gli altri riesce a penetrare nell’intimo della Natura e renderla in un semplice verso: estetica e matematica, bellezza del tutto e costanza di un frattale geometrico.
Si alzò con un groppo alla gola e voglia di piangere, mentre i ragazzi la incitavano. : – dai, fai presto, sei sempre in ritardo!- Era vero. Lei era fatta così, proprio come quelli che considerava suoi nuovi conterranei. Nel camminare e nel notare che Nì, Chì e Pà si fermavano ogni attimo per aspettarla, si chiese: – Ma dove corrono? Abbiamo altri due giorni! – Si guardò bene dall’esternare questo pensiero. Non sarebbe stata compresa. In verità non dovevano essere lì in quel periodo. Lei e il marito avevano progettato il viaggio per fine giugno, mese in cui avrebbero festeggiato il 25° anniversario di nozze. I figli, che si concedevano non più di tre ore in famiglia, in quell’occasione manifestarono il desiderio di accompagnarli. Che strano! E così, essendo entrambi studenti di Fisica e loro due sottopagati professori, avevano posticipato i tempi a dopo Natale, raddoppiando la cifra stanziata.
Avevano già visitato metà del paese, fermandosi ad ammirare chiese , monumenti, e cimiteri.
Quel mondo non rimuoveva la morte, vi conviveva armoniosamente. Presso un’urna smarrì la cognizione del tempo e dello spazio, annegando in un vigile oblio nello sfiorare la lapide con un nome : un uomo dagli immensi occhi verdi, occhi tenaci, compassionevoli, determinati, curiosi, appassionati, severi, talvolta ridenti, ma sempre limpidi, giusti.
Ricordare! Quel popolo aveva memoria e dignità.
Diverse città patrimonio dell’UNESCO, palazzi d’epoca ben curati, parchi protetti, polli e patate gialle come quelle di un tempo. Un Paradiso!… No, non poteva esistere!
Due ragazzini le chiesero dei soldini. Sembravano ben in carne, però. Dopo aver ottenuto delle monete , fuggirono, ridendo, felici di averla beffata, con il medio all’insù.
Ma’ gridò – Scugnizzi del … – rispondendo con il ben più vistoso gesto dell’ombrello. Sorrise tra sé mentre il marito prenotava un taxi.
Luce… luce ovunque. Caldo… il sud del sud.
Dove si trovava? Forse presso la statua della “Vergine gravida”? Anche lì vi era luce o così sembrava, forse per l’altare completamente rivestito in oro. Era la Madonna più bella che avesse mai visto. Il suo pancione le fece provare nostalgia per quel periodo così femminile, così intimo, che aveva avuto la fortuna di assaporare. Le mani erano chiuse in alto, come in una preghiera o in una danza, mentre la veste le fluttuava intorno al corpo sinuoso. Maria madre , Maria gaudente, felice, felice come quel popolo.
Quella gente che gioiva nel parlare con gli altri, nell’abbracciarli, nel mangiare frittelle, nel guardare il mare. Felice del sole, del vento, della pioggia sotto la quale uomini e donne ballavano, cantavano e suonavano come in antichi riti tribali.
Luce… luce; cagnolini ovunque a cui nessuno negava un po’ di mangiare, colombi tubanti a cui si davano popcorn e noccioline. Luce avvolgente sulla cartomante nera, vestita con sgargianti abiti africani. Calore…. Colori.
Luce su John Lennon ai cui piedi stava scritto : “diran che sono un sognatore, ma non sono l’unico.”
Luce nei giardini di Victor Hugo che lì non vi era mai stato ma che aveva scritto degli umili e dei semplici e pertanto degno. Luce sempre…filtrata talvolta dalle Palme e dalle Ceibe che disegnavano ombre fugaci, piccolissimi uccellini come lo zu-zu, serpentelli volanti.
Il sud con il suo calore e colore.
Le apparve luminoso anche l’aeroporto quando fu l’ora di tornare.
Eppure, confrontato con quello di Fiumicino, ricco, invaso da boutiqes, lampade che nascondevano lo sporco, questo le era apparso piccolo e scuro. Ancora vi dominava una rossa stella natalizia.
Dopo essersi seduta sulla poltrona del Boeing e fino a che l’aereo rimase in pista, si sentì un tutt’uno con quella terra ; infine vide le luci affievolirsi e quindi sparire.
- No – gridò dentro di sé – non voglio tornare dove monumenti antichi crollano per incuria, nella munnezza perenne, tra fiumi di diossina e mari inquinati.
Sono sincera, terra dove cresce la palma, prima che muoia, lascia che spinga nel vento questo pensiero, questa preghiera.
Mia Cuba, adottami!
Mimma





